MAGNOLIA ELECTRIC CO. e THE DRONES
a sPAZIO211
giovedi 15 ottobre 2009
MAGNOLIA ELECTRIC CO. (usa)
+ CHRIS BROKAW (usa)
doors: h. 21.29 // INGRESSO: euro 10
a Luglio 2009 la Secretly Canadian ha fatto uscire
il nuovo album della band ‘Josephine’ registrato da Steve Albini.
L’ennesimo tassello della lunga carriera di JASON MOLINA
sotto la denominazione di MAGNOLIA ELECTRIC CO.
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venerdi 16 ottobre 2009
THE DRONES (australia)
+ HOLLY THROSBY (australia)
doors: h. 21.29 // INGRESSO: euro 8
Arrivano in Italia gli australiani DRONES,
una delle realtà più importanti e influenti nel panorama australiano,
per presentare il nuovo album HAVILA,
uscito in Italia per ATP Recording/ Goodfellas e acclamato
da pubblico e critica.
MAGNOLIA ELECTRIC CO. è l’ultimo degli svariati progetti dello statunitense James Molina, prolifico cantautore dell’Ohio, che vanta una lunga e variegata carriera, iniziata come bassista metal nei primi anni 90, e portata avanti sotto diversi pseudonimi, primo tra i quali Songs: Ohia, con i quali pubblica il primo singolo, prodotto dalla Palace Records di Will Oldham nel ’96.
Capace di rielaborare in maniera originale la tradizione cantautoriale americana, con uno stile sempre personale e aperto alle più svariate contaminazioni, Molina fonda nel 2003 il progetto Magnolia Electric Co. mettendo insieme i musicisti che lo avevano accompagnato negli ultimi tour dei Songs:Ohia, e scostandosi inizialmente dai tipici registri dell’alt-country e del folk che avevano caratterizzato le sue prime produzioni, per accostarsi al patrimonio blues e alla tradizione nera americana.
In continua trasformazione e ricerca, i Magnolia Electric Co. avviano un percorso musicale, sostenuto anche dalla produzione artistica di Steve Albini, caratterizzato dalla scrittura romantica e intima, dalla voce sommessa e sofferta di Molina, che si orienta sempre più verso paesaggi desolati, malinconici e abbandonati, e da una sezione ritmica inappuntabile.
Cantautorato, lirismo, folk, blues e punk rock, in una raffinata miscela, unica nel suo genere.
Jason Molina torna ora con quello che è il suo quinto album “Josephine” per Secretly Canadian.
Un disco perfetto che fonde cantautorato americano, country e certo rock corale degli anni ‘70.
Con l’orizzonte i miti Warren Zevon e Willie Nelson, Molina ci consegna ancora un perfetto ibrido di americana sound.
L’ennesimo tassello della lunga carriera di Jason Molina segna il suo ritorno dopo tre anni alla forma dell’album, tuttavia inframezzati dal corposo box “Sojourner”.
Il nuovo lavoro, ideato come un concept sulla solitudine e la disperazione del desiderio, è fortemente segnato dalla dedica al bassista Evan Farrell, già impegnato con i Rogue Wave nonché membro effettivo della band nei suoi ultimi tour, tragicamente scomparso nel dicembre del 2007.
L’intenso legame stabilito con l’ispirazione sottesa all’album, unito al mood al solito piuttosto ombroso di Molina, connotano “Josephine” ben più della produzione, che torna ad essere affidata a Steve Albini, il cui influsso è tuttavia scarsamente percepibile, sovrastato com’è dall’animo dolente del cantautore di Lorain e dalla sua ormai consolidata propensione per un classicismo espressivo che attinge a piene mani dalle radici country e blues della musica americana.
Prosegue la sua appassionata e formidabile scorreria on the road, cogliendo ballate dolciastre e struggenti, solcando la spuma pastosa e sferzante del malanimo, tratteggiando un’elegia assieme poderosa, vivida e affranta con la gravità generosa di chi ha speso anni, cuore e dischi spellando il cadavere del folk rock, finché non ne è rimasta che la polvere.
www.myspace.com/magnoliaelectricco
Tra i musicisti più attivi e dotati della sua generazione, CHRIS BROKAW fa il suo esordio ufficiale nel circuito rock underground di New York alla guida dei Codeine.
gli inizi degli anni 90 si trasferisce a Boston dove, assieme a Thalia Zedek, prosegue il suo percorso musicale mettendo su una band destinata a divenire in breve tempo oggetto di culto.
Riesce a mischiare in modo del tutto originale il blues ed il punk, mettendo a punto un sound esplosivo, caratterizzato dai dirompenti assolo di chitarra, immersi in un tessuto armonico sempre efficace e potente ed in una struttura ritmica lenta ed ipnotica.
Uno slow-core a forti tinte scure a cui conferisce la giusta dose di pathos la voce graffiante di Thalia. Quattro splendidi album ed una serie di singoli, autentiche pietre miliari del genere, poi, nel 1999, la fine del progetto. Chris rimane a Boston, prosegue nelle sue numerose collaborazioni musicali e, pian piano, avvia la propria carriera solista.
Così, mentre lavora a fianco di personaggi del calibro di Steve Wynn, Evan Dando e Clint Conley e partecipa attivamente ai progetti dei Willard Grant Conspiracy, dei Pullman e dei New Year, trova il tempo per Red Cities che è una delle migliori opere prime degli ultimi anni, un impasto di suoni che scorre verso sud, lungo la linea di confine, nutrendosi di polvere, pietre e sudore e recando sincero omaggio al low-fi desertico di Howe Gelb ed al country acido di Guy Kaiser.
www.myspace.com/thechrisbrokawrockband
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Il nuovo album degli australiani DRONESnasce in una casa nel mezzo alla foresta di Melbourne, nominalmente domicilio per la coppia Gareth Liddiard e Fiona Kitschin, rispettivamente cantante e bassista del gruppo, ambiente ideale in cui mettere mano al quarto album in studio dei Drones.
Giusto nel febbraio 2008 – nell’occasionale studio approntato nei pressi dell’inedita dimora rurale – Liddiard aveva iniziato a lavorare ad un manipolo di nuove canzoni, che avrebbero composto l’ossatura di “Havila“.
Due mesi più tardi a raggiungerli è il chitarrista Dan Luscombe, il volto nuovo della formazione, accompagnato dal batterista Michael Noga: iniziano le prove generali per le nuove composizioni, lavorando duramente nell’arrangiata sala prove, il che porterà il gruppo ad ottenere un suono se possibile ancora più scarno.
L’ultimo tassello è fornito dal produttore Burke Reid, la persona che materialmente documenterà queste ardite session.
E’ un album diverso per i Drones, un disco che vive di tumultuosi raga elettrici e di ballate drammatiche, un disco al solito carnale, fatto di passioni autentiche, per nulla stereotipato. E come si conviene ai classici del rock australe un disco senza tempo, moderno per certi aspetti, tradizionale per altri. Sentirete l’impeto delle grandi formazioni del post punk australiano, come l’eco per nulla filtrato dei grandi gruppi della terra dei canguri: dai Birthday Party – ovviamente – ai Beasts Of Bourbon.
Circostanze che già da tempo hanno fatto dei Drones una delle formazioni più apprezzate negli States ed oltre manica. “Havila” è un disco pregno di riferimenti al rock più classico e narcotico, in cui si sentono echi del Neil Young più elettrico, dei Velvet come dello stesso Lou Reed solista, fino ai Suicide.
Le dieci canzoni che ascolterete sono quanto di più prossimo al Giardino dell’Eden evocato proprio dal biblico titolo. Benvenuti nell’Olimpo dei grandi.
www.myspace.com/thedronesthedrones
Sul palco insieme a drones HOLLY THROSBY, trentenne, australiana, una passione per la musica coltivata già all’età di otto anni, quando intraprende lo studio della chitarra classica, realizza il suo esordio “On Night” nel 2004.
Un album prezioso, ricco di composizioni folk dal tocco raffinato, canzoni dotate di una forza lirica che la porta a rinunciare a qualsiasi contorno e abbellimento: tra gli elaborati accordi di chitarra e la sua confortevole voce si infiltrano solo uccelli, cani, rospi, suoni naturali che non intaccano la forza espressiva delle sue canzoni.
Quello che sorprende ascoltando sia “On The Night” sia il successivo “Under The Town” è che la passeggera sensazione di già sentito si stempera in favore di una convincente percezione di talento e gusto, i brani sono sempre avulsi da banalità e volgarità tipiche di molte nuove folksinger.
Per affrontare la sfida del third difficult album Holly Throsby abbandona il produttore Tony Dupe e le sue visioni sperimentali, per un tranquillo studio di registrazione di Nashville e un produttore affermato (Mark Nevers, già alla corte di Lambchop e Andrew Bird), tutto ciò unito a un uso più massiccio di strumenti, con tanto di orchestra e fiati.
Spesso in duetto con Will Oldham, Holly Throsby si conferma autrice ispirata e suggestiva.


