sPAZIO211 annuncia
FUCKED UP
con MONOTONIX,
BUD SPENCER BLUES EXPLOSION e DISTANTI
al festival
il 22 luglio

sPAZIO211
con il contributo di CITTA’ di TORINO, REGIONE PIEMONTE, CRT

è orgoglioso di presentare:

GIOVEDI 22 LUGLIO 2009

FUCKED UP
+
MONOTONIX
+
BUD SPENCER
BLUES EXPLOSION
+
DISTANTI

Torino
sPAZIO211 open air FESTIVAL 2010
Via Cigna 211 (parco sempione)

Prezzo del biglietto euro 10,oo + d.p.

Apertura Porte ore 19.00
Inizio Live ore 20.00

ATTENZIONE: BIGLIETTI DISPONIBILI alla biglietteria del festival il giorno del concerto dalle ore 19 (solo le prevendite online sono chiuse, ma i biglietti sono ancora disponibili presso l’area festival)

oppure a TORINO presso sPAZIO211
infoline: tel: + 011.19705919 // + 349.3172164

leggi il seguito…

Esistono appuntamenti ai quali se si ama quello che in ogni lingua del mondo si definisce R O C K non si può mancare! Sul palco estivo di sPAZIO211 un evento UNICO!

FUCKED UP


quando il New York Times se n’è occupato, per altro in termini più che lusinghieri (carta canta: “Una delle grandi rock band nordamericane del momento“), lo ha fatto con un certo quale imbarazzo, cifrandone il nome dietro una raffica di asterischi.
L’intestazione è in effetti un po’ sconveniente, anche se non così tanto traducendola in italiano: sarebbe qualcosa come “incasinati”.
E chi non lo è, oggigiorno?

Ma i Fucked Up, canadesi di Toronto, sono molto più di “una grande rock band” o un nome “sconveniente”.
Rappresentano uno di quei crocevia linguistici che l’attualità ci sottopone, evidenziando nodi che vengono al pettine.
Tipo: il lascito sottinteso della scena hardcore punk californiana dei primi anni Ottanta, che fu all’origine – non abbastanza esplicita in chiave storiografica – dei Nirvana e alla cui memoria si dedicano film hollywoodiani (What We Do Is Secret, sulla parabola incandescente e autodistruttiva di Darby Crash e i Germs).
O l’entità attuale di un certo modo sensibile e spirituale di intendere il rock, che chissà come e perchè alligna soprattutto in Canada (la parte davvero meritevole del Nordamerica, prima della rivoluzione obamica) e di cui i Fucked Up sono incarnazione sorprendente.
Tentando di riassumerlo: punk, nel senso più schietto del vocabolo (inclusa l’impudente e postmoderna – e premeditata? – contraddittorietà simbolica, siccome nella biografia culturale del gruppo ricorrono tanto la pasionaria Dolores Ibarruri quanto il più che controverso filosofo nostrano Julius Evola).
Ma diversamente punk.
Dietro il caos tempestoso dei concerti, le cui documentazioni fotografiche hanno sovente tratti grandguignoleschi, si cela infatti un sedimento di significati che tende a superare i limiti temporali e lessicali del fenomeno.
È insomma punk adesso, non malinconicamente revivalistico. Urgente. Violento. Appassionato.
E conviene aggiungere che qui tutto comincia – e finisce – con un timido suono di flauto, e che a tratti si ascoltano archi (arrangiati da Owen Pallett, violinista – vedi caso – negli Arcade Fire).
Per quanto The Chemistry of Common Life sia soltanto un disco, secondo album nella disordinatissima biografia mercantile della band (un’infinità di 45 giri e appena un altro long playing prima di questo, in sette anni di attività), ciò che ne affiora è così intenso da mozzare il fiato.
Un paio di canzoni, a dimostrarlo: “Black Albino Bones”, che arriva addosso come un ciclone buono (tipo qualcuno che ti travolge nell’impeto dell’abbraccio), oppure “Days of Last”, insieme arcigna ed epica.
Sono monumenti al punk come ne costruivano 25 anni fa, osservandolo a distanza e involontariamente storicizzandolo, gli Hüsker Dü.
Un muro del suono: eretto principalmente, strato su strato, con pazienza artigianale, dal chitarrista 10.000 Marbles, pseudonimo di Mike Haliechuk.
Perché poi ci sarebbe anche la storia dei bizzarri nomi d’arte: per dire, il cantante si fa chiamare Pink Eyes, quando all’anagrafe risulta come Damian Abraham.
Un ciccione villoso e berciante che dal vivo è spesso seminudo e sanguinante.
Ma immaginiamo sia la stessa persona che dà tono poetico e politico alla musica dei Fucked Up.
Giusto all’inizio, in “Son the Father”: “Già è così duro essere nati/figurarsi se qualcuno vuole ri-nascere” (con tanti saluti ai born again christians, Bush Jr. come – ahilui, ahinoi – Dylan).
È tutto questo, l’impasto pazzesco di suono, parole ed evocazioni, così massiccio da essere – crediamo – difficilmente digeribile per chi ha palato delicato, a rendere i Fucked Up degni del nome che hanno scelto per sé. Incasinati.
Perciò veri.
E quanto oggigiorno si abbia bisogno di musica vera lo sa chiunque non sia abbacinato dai fuochi d’artificio del marketing.
Nel gran caos di questi turbinosi 52 minuti e 25 secondi se ne trova in abbondanza. Persino troppa. Poi, può piacere o no: va a gusti, come suol dirsi.
Ma il fatto è che i Fucked Up raccontano con le canzoni, e soprattutto quando le eseguono dal vivo, esponendosi al contatto fisico col proprio pubblico, qualcosa che riguarda ciascuno di noi.
La bellezza e l’orrore della vita.

www.matadorrecords.com/fucked_up/
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Insieme a FUCKED UP la band che ha ridato vita al rock, riacceso la miccia degli eccessi e tirato un pugno in faccia alle moine delle mega produzioni.
I

MONOTONIX

suonano come dei cani rabbiosi, vestono come dei pazzi scappati dal circo e vengono da Tel Aviv.
a fine Maggio saranno special guest dei due show italiani dei Pavement e poi il 22 luglio sul palco di sPAZIO 211 festival in esclusiva.
A Tel Aviv, a casa loro, li hanno marchiati e bannati da tutti i locali e loro non si sono arresi e per questo hanno deciso di farsi cacciare anche dai club di tutto il resto del mondo.
Di gusti musicali eccessivamente estremi per i palati israeliani (agli esordi suonavano metal) e autori di spettacoli non proprio convenzionali (si narra d’esibizioni culminanti in bagni di ketchup sul pubblico), dopo l’ennesimo show senza veli sono stati costretti a traslocare oltreoceano, a New York, per cominciare da capo.
Un nuovo suono (un sanguinario, crudele e arcigno garage rock), la benedizione di Will Oldham e più di 300 date all’attivo in giro per Stati Uniti e Europa (possono vantarsi d’aver aperto i concerti di QOTSA, Ted Leo & The Pharmacists, Silver Jews, e gli RTX di Jennifer Herrema con cui condividono l’etichetta discografica Drag City), fanno dei Monotonix una delle realtà più interessanti del momento.
Levi “Ha Haziz” (Yomtov) Elvis (vocals), Moshe Vegas (guitar) e Bonanza (drums) scalpitano, sputano e si denudano come Iggy e i suoi The Stooges ai tempi della Motor City Detroit.
Il loro esordio è stato un 7″ pollici splittato con la sempre più sexy narco-rockers Jennifer Herrema (la vera Kate Moss del mondo rock) e un Ep ‘Body Language’ sempre sulla mitica Drag City records.
A Settembre è uscito il loro primo full lenght e la foto di copertina è proprio quella del loro delirante live indoor a sPAZIO211 ‘Where Were You When It Happened?’, e i media già parlano di uno scossone epocale al mondo rock.
Levi “Ha Haziz” (Yomtov) Elvis, Moshe Vegas e Bonanza the Cat sono i nuovi eroi del rock, dei novelli Freak Brothers in un mondo fatto di plastica.
Dato il numero degli show dal vivo tenuti nel corso di soli due anni, inutile sottolineare come il loro punto di forza sia la rozza e incontrollata energia sprigionata sul palco.
Ogni loro show si trasforma in una doccia di sudore e adrenalina, con stagediving frequenti e passione da vendere.
Musicalmente ricordano tanto i primi garage heroes di Detroit come Iggy Pop, The Stooges e MC5, il protopunk statunitense dei New Yor Dolls e la sguaiata scena stoner e acid hard rock dei primi anni novanta in cui militavano Corrosion Of Conformity, Kyuss e Clutch.

I Monotonix hanno impastato la storia del rock americano nei loro abiti lerci e sudati e la hanno strizzata in una bottiglia di Jack Daniels.
Il risultato è la migliore live band degli ultimi anni.
E se ora è anche il pubblico ai loro concerti a rendersi autore di spettacoli non proprio convenzionali (a Knoxville un fan s’è letteralmente dato fuoco, mentre durante un’altra data una coppia ha dato vita a una scena di sesso in pubblico) non si può dire che nella loro nuova “casa” non abbiano trovato chi li ama e li capisce appieno.
Per essere capiti appieno i Monotonix vanno visti dal vivo, e veli immaginate con i Fucked up!?!

www.myspace.com/monotonix

Sul palco anche le rappresentanze nostrane …appena annunciati ufficialmente al Concerto del Primo Maggio a Roma ci saranno anche i

BUD SPENCER BLUES EXPLOSION

, il “power duo” composto da Adriano Viterbini (chitarra, voce) e da Cesare Petulicchio (batteria, voce) che dopo la travolgente esibizione sold out al 211 indoor sarà sul mainstage estivo, il che testimonia in maniera inequivocabile quanto siano cresciuti il profilo artistico e la popolarità del duo.
La loro è stata una corsa inarrestabile, cominciata proprio sul palco di Piazza San Giovanni e proseguita di slancio con il l’uscita del loro album (prodotto da Ionta, pubblicato da Yorpikus Sound e distribuito da Audioglobe) e con i tanti concerti tenuti negli ultimi mesi.
In queste ultime settimane il duo è anche al primo posto del referendum indetto dal sito del mensile La Repubblica XL è dedicato alla nuova scena italiana.
Sul palco i due musicisti sprigionano un’energia contagiosa e coinvolgente, di grande impatto, grazie a uno stile potente che sintetizza l’immediatezza del blues con la tensione del rock attuale.
Come hanno dichiarato recentemente “il nostro suono unisce il blues più ruvido con l’energia del grunge: il risultato è decisamente anni Settanta”. Nel corso dei loro impetuosi “live set”, i Bud Spencer Blues Explosion citano Robert Johnson, gli Area, i Black Keys e i Chemichal Brothers (la loro “Hey Boy, Hey Girl” è molto di più di una semplice cover).
Un suono che non teme il confronto con le radici e che al tempo stesso è proteso in avanti.
Dicono di loro:
…sarà che si portano dietro la voglia di suonare senza fighettume vario, sarà che vanno direttamente al succo.” Kataweb 2008
Alla faccia dei tanti luoghi comuni che circolano sulla nuova generazione del rock spaghetti” L’Espresso 2009
Possiamo votarli tra le cose migliori che vedremo oggi…10 secco”
Repubblica.it 2009
Un impatto live che da anni non si vedeva” XL 06/09

www.myspace.com/budspencerbluesexplosion

Forlì, anni 2000. Nel panorama musicale romagnolo cavalcano l’onda underground da qualche anno gruppi che non è difficile incasellare nella etichetta “screamo”, “post-punk”. “Eroi” locali quali La Quiete, Raein, Neil On Impression ci risparmiano molte parole. Il clima di revival anni ‘80 diffuso a livello mondiale spinge oltre i livelli di giudizio di gusto consapevoli, similmente spopola l’indie. La noia in provincia è letale. “Estetica anestetica”, canta qualcuno che è meglio non nominare. Lorenzo Valpiani (’88), polistrumentista “do it yourself”, Ivo Rubboli (’88) con una gran voglia di suonare, insieme a Stefano Amedeo Moriani (’86),
bassista, con Andrea Belosi (’91) Enrico Camporesi (’87), ricercano forme che si ispirano ad esperienze meno popolari.. Entra Enrico Turci (’87): propone un nome: “D’istanti”. Troppo emo, ma suona bene:

Distanti

è meglio. Nel giro di tre mesi 5 pezzi sono pronti registrati nel luglio 2009. L’indie è molto in sottofondo, un punk ricco di sue declinazioni si mette più in risalto, dal classico settantasettino al ripensamento anni ‘80 alla veste screamo alla forma puramente recitativa. Intanto Triste si fa mandare il promo e lo ascolta a tutto volume tutti i giorni coi finestrini abbassati anche se a Torino fa freddo. E come sempre ci si innamora, si fanno le cose insieme, si registra un disco che sarà una piccola pietra miliare del punk italiano, tra i Van Pelt e i La Quiete, haiku punk, insanguinato, a pezzi.
L’uscita in vinile e scaricamento gratuito è prevista proprio per questa data estiva.

www.myspace.com/distanti

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sPAZIO211
The Rock Refuge For Disaffected Dreamers

INFO:
sPAZIO211
Parco Sempione. Via Cigna 211, 10155 Torino. ITALY
infoline +39 011 19705919 – +39 349 3172164
www.spazio211.com
info@spazio211.com

Aperture cancelli/Doors: h. 19.00
Live: h. 20.00 – 24.00

TICKETS AVAILABLE on:
WWW.SPAZIO211.COM

OSTELLO CONVENZIONATO: OPEN011
HOSTEL (5 minuts from live arena): OPEN011
(5 minuti dall’area festival. 5 minutes from live arena)
C.so Venezia 11. Tel +39 349 3074304

5000 mq Area Festival.
Area verde allestita, spazio free, merchandise, expo
installazioni permanenti, spiaggia urbana, servizio ristoro, exotic art.
REFRESHMENT: Internal Risto-Point / barbeque211 /dehor /wifi

Main sponsor 2010:
CITTA’ DI TORINO
Settore Politiche Giovanili, Settore Arti Visive, Settore Eventi Culturali, Settore Politiche Integrazione, Circoscrizione VI.
REGIONE PIEMONTE
FONDAZIONE CRT