mercoledì 8 dicembre 2010 live @sPAZIO211
THE WARLOCKS
mercoledì 8 dicembre 2010
sPAZIO211 presenta
THE WARLOCKS (US)
doors: 21:29
ticket: 8 euro
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Dopo anni di assenza tornano in Italia i the WARLOCKS di Bobby Heckser.
Gli Warlocks hanno fatto della psichedelia e del rock super fuzz il proprio credo, un gruppo di culto come pochi.
Hanno pubblicato l’anno scorso ‘The Mirror Explodes’, uscito per Tee Pee/Goodfellas.
I the Warlocks sono una delle più incensate acid rock band statunitensi, lisergici e potenti come dei Grateful Dead alle prese con delle cover dei Black Sabbath.
The Warlocks fu il nome della prima incarnazione dei Grateful Dead di Jerry Garcia.
Gli Warlocks, oramai in giro da oltre un decennio, amano scorazzare per la loro California come reduci di tempeste psichiche. Ad oggi la band di Bob Hecksher ha pubblicato con ottima verve ben 5 album e due EP, divenendo portavoce ufficiale del rock psichedelico californiano.
La formazione attuale degli Warlocks conta Bobby Hecksher (lead guitar, keyboards, vocals), John Christian Rees (guitars), Ryan McBride (guitars), Jana Suzanne Risher (bass) e Bob Mustachio (drums).
Nel 2002 per il loro secondo album ‘Phoenx’ si scomodò addirittura la Mute records (proprio quella dei vari Depeche Mode, Einsturzende Neubaten e Nick Cave), e i the Warlocks divennero una delle band da tenere d’occhio. Oggi la band incide per Tee Pee records, un marchio di fabbrica in fatto di psichedelia, rock e stoner.
Il loro ultimo disco ‘The Mirror Explodes’, del 2009, è stato accolto come uno dei migliori dischi dell’anno.
‘The Mirror Explodes’ è un disco che mette ordine nella musica del combo di Los Angeles, una psichedelia quasi gentile, che non taglia completamente con il passato, pur introducendo momenti decisamente più meditabondi. Ma è una meditazione oppiacea, non abbiate dubbi…
Sono otto i brani di “The Mirror Explode”, pastiglie dal conturbante effetto, che parlano la lingua di un rock stonatissimo, solo apparentemente carezzevole. C’è il consueto grado di melanconia nella musica dei the Warlocks, ma le chitarre fuzz che scalpitano in lontananza fanno sì che l’anima pop del gruppo sia spinta sempre più rovinosamente verso il baratro. La loro è una moderna ricostruzione di uno scenario sixties/seventies, fotografia distesa di quei balordi dell’arte che un tempo rispondevano ai nomi di Velvet Underground o 13th Floor Elevators.
