ABOUT
sPAZIO211
via cigna 211//10155//Torino//ITALY
infoline +011.19705919
www.spazio211.com
www.myspace.com/spazio211
www.myspace.com/spazio211saleprovamusicali
email: info@spazio211.com
underground>eventi>sPAZIALE festival>sale prova>rec.studio>corsi musicali>service music-audio-luci>palchi>idea
VOTAZIONE EMENDAMENTO “salva sPAZIO211″ per la VARIANTE 200″
RICEVIAMO E SEGNALIAMO.

Ogni città riceve la sua forma dal deserto
a cui si oppone.
di MARCO GRIMALDI
(Consigliere Comunale di Sinistra, Ecologia e Libertà a Torino)
Con 29 voti favorevoli, all’unanimità è passato il nostro emendamento alla Variante 200 denominato in aula “salva Spazio”.
L’emendamento darà la possibilità ai concessionari di Spazio 211 di richiedere al Comune uno studio di fattibilità per verificare il futuro del centro di protagonismo giovanile sito in via Cigna 211. Il Comune si farà carico del costo dello studio e degli investimenti volti “alla riduzione dell’impatto ambientale, acustico e visivo del centro”.
Se le soluzioni tecniche non lo permettessero la Città si farà carico di un progetto esecutivo e di un nuovo edificato all’interno dell’area Sempione adiacente. Vi lascio le mie dichiarazioni e il link per leggere tutto il dibattito:
Il consigliere Grimaldi ha ribadito ironicamente che:
” Spazio 211 è maggiorenne e vaccinato per decidere per il proprio futuro. E’ responsabilità invece della Città mettere i gestori nelle condizioni di poter scegliere con serenità e senza sospendere le attività“.
La riflessione sulla trasformazione della zona nord di Torino ha avuto tanti altri temi all’ordine del giorno tra i quali:
“Serve nell’urbanistica come nella cultura uno sguardo più europeo, che sappia parlare di varianti ad emmissioni 0 (anche grazie al Protocollo Itaca), di trasporti elettrici e di linee di metropolitana adeguatamente finanziate dallo Stato e dalla Regione, e che sappia trasformare queste aree portando prima i servizi e poi il nuovo edificato correggendo gli errori di Spina 3 e ancor di più di Spina 4, senza mettere a repentaglio i presidi di socialità che hanno resistito alla “solitudine” di quel quartiere.
La nuova Torino Nord deve essere attraversata da Zone 30 e nuovi borghi, aree pedonali e piste ciclabili, doposcuola, asili e nuove aree verdi.”
Il consigliere Grimaldi ha concluso ricordando la storia di Spazio, tra siringhe e aule prova, Up to you e festival, centinaia di concerti e tagli alla cultura, ricordando ai colleghi che: “Spazio non è solo la casa della scena indipendente di torino e non è un locale dove si consuma si paga e si va via, il 211 è come un chiosco di acqua pubblica nel deserto dei reality della nostre periferie culturali”.
PROPOSTA DI EMENDAMENTO ALLA DELIBERAZIONE N. MECC. 2010 3741/009
“VARIANTE N. 200 AL P.R.G. VIGENTE LINEA 2 METROPOLITANA E QUADRANTE NORD-EST DI TORINO, AI SENSI DELLA LEGGE REGIONALE N. 1/2007 E S.M.I. ADOZIONE PROGETTO PRELIMINARE.”
A pagina 5, dopo il capoverso concluso dalle parole “l’identità dei due quartieri”, aggiungere il seguente capoverso:
“ Per quanto riguarda il luogo di protagonismo giovanile denominato “Spazio 211”, adiacente all’Area Gondrand, l’amministrazione comunale si è impegnata a preservare e garantire il futuro del centro polifunzionale, prevedendo qualora fossero necessari investimenti volti alla riduzione dell’impatto ambientale, acustico e visivo del centro, e qualora non fosse possibile dato l’uso completo e continuativo dell’area (12 mesi di attività interna ed esterna al fabbricato in oggetto), in accordo con l’associazione concessionaria, a mettere in campo investimenti più importanti per la ricollocazione nel parco Sempione garantendo la continuità delle numerose attività dell’associazione e del centro.”.
Marco Grimaldi, Enzo Cugusi, Francesco Salinas

Spazio Parallelo di Musiche Indipendenti.
Che eludono le convenzioni e tendono a crearne di nuove ed attuali.

Oasi alternativa a libera vocazione artistica: un incubatore di eventi dedicati alla produzione, diffusione e valorizzazione dell’innovazione artistica ed in particolare a quella musicale, artisti e band alternative italiane e straniere in uno spazio libero fuori dai canonici luoghi commerciali.
Allo sPAZIO 211 troverete la quintessenza della produzione Rock indipendente di prima classe degli ultimi anni in una delle pochissime lande rimaste preservate dal mainstream e dalle imperanti pailletes nazional-populiste.
Musiche che esplorano ciò che sarà anziché limitarsi a constatare ciò che già esiste.
Missione: dare ossigeno all’asfissia artistica-culturale scavando sotto la superficie dei consumi convenzionali in cerca di linguaggi e suoni nuovi.
Non basta dire non importa.
E’ semplicemente la musica a formare le nostre opinioni.
ALL PUNK MUST ROCK
ALL ROCK MUST PUNK
![]()

Presidenza/Direzione artistica e logistica dal 2000 al 2010: GIANLUCA GOZZI
Presidenza/responsabile venue 2010: ROBERTO TONETTI
direzione artistica//responsabile progetti//produzione: MARCO “BASI” BASILETTI
sale prova//crew chief// progetti speciali: ANDREA TERZUOLO
collaborazione responsabile: MAX DACASTO
resident F.O.H manager 2010/11: DARIO COLOMBO
recording studio: MARCO MILANESIO
bar crew 2010/11: ELENA, JACOPO, TERESA
staff: DARIO, LUCAZ, VALENTINA
All’interno di un panorama torinese e nazionale ormai dedicato quasi esclusivamente alle cover band o ai gruppi per quantità di pubblico medio-alto, sPAZIO211 si è imposto impavido verso la musica LIVE di qualità meno commercializzata, quella che probabilmente non passerà mai nei grandi network radiotelevisivi, ma che é per noi di miglior livello, perché più schietta, sincera e vera.
Musica italiana ed internazionale emergente originale, la qualità e le novità sempre come obiettivo delle nostre scelte.
Oggi, a pochi anni di distanza dalla sua inaugurazione ufficiale, sPAZIO211 in via cigna 211, fieramente Barriera di Milano, Torino è sede consolidata e riconosciuta del miglior rock indipendente nazionale ed internazionale e gode del rispetto locale, nazionale ed oltreconfini di artisti, giovani talenti ed operatori del settore culturale e musicale giovanile nel mondo.
Come oggettivamente riconosciuto dai media locali e nazionali, tutto ciò permette alla nostra Città di essere presente sulla mappa di un mondo che, per quanto obiettivamente limitato, rappresenta una zona creativa fertile e cosmopolita.
sPAZIO211 rappresenta un terreno su cui si confrontano e si incontrano giovani di tutto il mondo, uniti dalla passione per la musica non allineata alle esigenze di mercato delle multinazionali e propensi, dato da non sottovalutare, a cimentarsi in prima persona con quanto gruppi, solisti e collettivi provenienti da altre parti del pianeta propongono in occasione del genere.
Non è solo sPAZIO211, evidentemente, a nutrire lo spirito e il rinnovamento del rock indipendente in città; ma altrettanto innegabile è che si tratta oggi di una chiave di volta insostituibile per questo piccolo quanto ingegnoso e produttivo meccanismo e dopo anni di difficoltà, TORINO è riconfermata tappa esclusiva richiesta ed ambita nelle rotte dei tour internazionali che contano di giovani artisti che altrimenti non avrebbero diritto di cittadinanza a Torino.
Anche il pubblico è cresciuto insieme a noi ed oggi possiamo vantare eventi di successo frequentati e stimati dalla stampa locale e nazionale e dal pubblico fedele.
Allo Spazio 211 è possibile godere di concerti, performance, semplici serate danzanti in un contesto differente da quasi tutti gli altri contesti cittadini, ma molto simile a quello dei piccoli e medi club di tutto il mondo in cui l’arte e la cultura non divengono un brand ma una reale ricerca di novità, di altro, di identità e differenze talmente contrastanti da omologarsi in un flusso unico di condivisione, divertimento e crescita collettiva.
I giornali scrivono…”uno di quei posti senza i quali la musica in città sarebbe diversa – in peggio – da com’è… Un indispensabile laboratorio culturale… con le sue proposte intelligenti sPAZIO211 è una di quelle cose che arricchiscono la Nostra città“.
A sPAZIO211 circolano alcune delle musiche più stuzzicanti fra quelle capitate in città negli ultimi anni, e dato che la città è anche la nostra, la cosa ci fa pensare che sarà anche vero, com’è vero, che il tempo passa e le cose cambiano, ma ogni tanto cambiano in meglio: fino a qualche anno fa lo sPAZIO211 non c’era, oggi invece c’è.
Ma sPAZIO211 è un luogo di appartenenza, anzitutto: chi ne usa le sale prova lo considera un po’ come una seconda casa, il “covo” in cui trovare rifugio.
Un luogo in cui tutti possono proporre iniziative e ricevere ospitalità, che offre sale prove musicali tra le migliori in città a costi politici, assistenza e competenza tecnica, cercando di organizzare una didattica di settore indirizzata ai ragazzi del quartiere al fine di offrire loro una opportunità diversa di vita futura, corsi, stage, collaborazioni, idee.
Alimentato dalla temeraria volontà di crescere e radicarsi a dispetto di tutta una serie di avversità e anomalie congenite, in una periferia difficile, ostica, socialmente ed esteticamente disagiata sPAZIO211 da anni persegue una coerente battaglia di ricollocazione delle risorse umane, culturali, artistiche, sperimentali, libere dalle logiche di moda, trend e mercato imperanti.

Lo Spazio 211 non è solo un locale.
Lo Spazio 211 non è un’ attività commerciale.
Lo Spazio 211 non è un luogo dove trascorrere una serata, consumare beni di consumo e uscire dopo aver vidimato una drink card alla cassa.
Lo Spazio 211 non è una birreria, un piano bar, un disco karaoke, una pizzeria o una discoteca.
Lo Spazio 211 è semplicemente un luogo della fantasia divenuto oggi reale, un immaginario collettivo forse minoritario nella logica del mercato e dell’accentramento dell’intrattenimento, ma non nella elevata qualità artistica e morale che desidera proporre.
Lo Spazio 211 vive delle sue proprie risorse, allestito e gestito a carico dell’associazione non a scopo di lucro sPAZImUSICALI, ma riconosce l’importanza dei contributi pubblici e della relazione importante con l’Istituzione pubblica che dovrebbe contribuire al benessere intellettuale e fisico di una fetta consistente di gioventù di questa città e non solo.
Ed oggi come negli anni passati nel locale di V.Cigna, in questa periferia da recuperare, passa soprattutto la collaborazione, la reciprocità, la voglia di sperimentare…
Dal nostro punto di vista questa è la cosa più importante che succede a Spazio.
In altri contesti abbiamo visto…”gruppi chiusi”…che entravano in “luoghi chiusi”…e se ne andavano…”sempre più chiusi”…dopo aver “consumato”…e ancora…”consumato”….
sPAZIO211 crede nella circolazione di una “cultura altra” che trasformi gli spazi del territorio da sedi di eventi preconfezionati dal monopolizzante mercato di massa a luoghi di cultura e di espressione proveniente dal territorio stesso.
Ringraziando tutti quelli che hanno contribuito a giungere fino ad oggi ed aver la voglia di un domani ci piace concludere con alcune parole scritte da un componente di uno dei primissimi gruppi musicali che a sPAZIO211 hanno iniziato a provare vent’anni fa….

…La prima volta che misi piede in via Cigna 211 era l’inverno del 1986.
Cercavo, insieme ad un accozzaglia di artisti dilettanti, uno spazio dove potere suonare senza avere i vicini di casa che mi minacciavano o che, a turno, chiamavano carabinieri, polizia vigili urbani e protezione civile.
Non era facile come ora trovare sale prova o spazi musicali ed in ogni caso, da studenti spiantati non ci si poteva permettere di spendere soldi per affittare locali attrezzati. Fu così, che in mezzo ad orde di punk radicali, travolti dal clangore di aspiranti metallari, nacquero i Figli di Guttuso.
In via Cigna 211, in un sito allora dismesso, abbandonato a se stesso ma pregno di una sua straordinaria energia aggregante. Da allora vent’anni.
Tante cose, tanta gente, tanta vita, tante lacrime, tante speranze.
Appesi alla sola, straordinaria, passione che scaturisce dalla creatività, dal desiderio di assumere una dimensione esistenziale diversa dallo squallido rituale delle nostre meschinità quotidiane, dal desiderio di spiccare il volo oltre il grigiore di una città che non ha mai amato troppo la musica rock.
Addosso a questi muri il sudore delle prove, le liti per i volumi, qualche plettro consumato, ma anche la sicurezza di un riferimento, di un appuntamento, di un posto dove parlare confrontarsi, conoscersi, crescere.
Come me, anzi come noi, molti, moltissimi musicisti, artisti di strada, teatranti, poeti. Forse tutti ciarlatani, ma certamente tutti dilettanti, dilettanti nell’accezione più nobile del termine. In ogni caso capaci di gestire i propri spazi rispettando le cose ed i diritti degli altri.
Una specie di miracolo. Ritorno oggi in questo posto.
Non l’ho mai lasciato perchè è parte di me e forse prima ancora, parte di questa città.
Lo trovo cambiato.
Pulito, ordinato, un grosso spazio per i live, una programmazione importante ed un successo crescente soprattutto tra chi, come i teen agers del 2000, non hanno vissuto la sua storia ma respirano la sua aria.
La sua aria.
Quella che ti permette di vedere un concerto incontrando tra il pubblico magari i Subsonica, i Linea, i Perturbazione oppure ballare vicino a Vito Miccolis o (ai mai troppo rimpianti) Amici di Roland….
Di bere una birra insieme al regista esordiente appena conosciuto e costruire con lui il video per una tua canzone o anche soltanto condividere un sogno sulla base di un’idea mai realizzata.
Mentre contemporaneamente nelle sale inferiori accozzaglie di (giovani) artisti dilettanti provano, riprovano e (qualche volta) incidono.
Come venti anni or sono.
Anzi meglio.
(avv.GAETANO PIERMATTEO. FIGLI DI GUTTUSO)
_____________________________________________

cari spaziali…
potrei cominciare anch’io come gaetano con “la prima volta che misi piede in via cigna era l’inverno del 1986″… ma in realtà era l’87… e poi l’ha già raccontata lui…
aggiungerei piuttosto che, oltre a darci un posto dove suonare, “il centro” (come lo chiamavamo allora) ha contribuito in maniera fondamentale a fare di molti noi delle persone.
ha fatto si che molti di noi non si perdessero dietro alla scioppa.
ha rappresentato per molti di noi un luogo fisico che ci facesse da casa quando nelle nostre non ci si riusciva a stare.
ha dato la possibilità a molti di noi di sperimentare un ciclo di vita che non fosse lo standard naja – fabbrica – famiglia – pensione – corso novara.
grazie a questa esperienza molti di noi hanno potuto costruirsi, in buona parte, la propria vita su misura. facendo cose che ci piacciono e che ci fanno sentire vivi e non dei quaquaraquà.
nella mente di molti di noi che, all’inizio degli anni 90, hanno partecipato all’autogestione delle sale prove, c’era un videoclip che girava in heavy rotation.
c’era un centro bello. moderno. completamente gestito da noi. dove non c’erano solo le sale prove. c’era un bar serio. con i prezzi più bassi possibili. per essere un posto che ti facesse stare lì ancora più volentieri di quanto già non ci stavi. poi c’era un palco dove suonavano i gruppi più fighi del momento. ma non quelli patinati popolar-pompati. quelli che a noi piacevano alla follia. che in pochi conoscevano. ma che, eravamo certi, se la gente avesse avuto la possibilità di vedere dal vivo non avrebbe potuto non adorare. tipo come i motorpsycho (eh dai… addirittura… ). c’era un posto serio, che funzionava e che, sull’onda di un sano nazionalismo urbano, rendesse possibile il fatto che un abitante del mondo, nel sentire nominata torino, pensasse a barriera di milano. proprio secondo lo stesso meccanismo che gli faceva venire in mente kreuzberg nel pensare a berlino o a st-pauli pensando ad amburgo.
quando l’anno scorso sono sceso a torino per l’inaugurazione del nuovo spazio211… beh… vaffanculo… era quel posto l�
io me ne sono andato da torino una decina di anni fa.
adesso sembrerà scontato e banale dire che una delle pochissime cose che mi manca e che mi dispiace avere lasciato è “il centro”. però è vero.
ed è vero perchè, come dicevo prima, “il centro” non era solo un insieme di cemento armato e cavi elettrici. era un posto che conteneva parecchi aspetti della mia vita. i più importanti.
alcuni li ho portati con me. alcuni sono rimasti lì.
ho provato a ricostruire una situazione simile nel posto dove sono andato a vivere. non da solo ovviamente. e ci ero quasi riuscito. quel quasi la dice tutta. ma questa è un’altra storia e adesso non c’entra niente.
la cosa che mi riempie di soddisfazione e di orgoglio è sapere che qualcuno ha continuato, ha realizzato e sta portando avanti quello che era un sogno da ventenni di barriera.
odio la retorica e spero davvero di non averne fatto uso.
di solito non mi metto scrivere pipponi come questo, non ne ho più voglia, ma leggendo la mail mi è saltato all’occhio quel “il covo” (pure fra virgolette…) e senza rendermene conto stavo già scrivendo.
alcuni di noi identificavano come “il covo” un posto specifico e ben definito all’interno del centro. un posto dove è nato uno slogan che per un bel po’ ha accompagnato gli avvenimenti a noi collegati e che troneggiava tronfio e bullissimo sui nostri flyers e sulle nostre fanzines. era “univers domination program”. e mi piace pensare che sia rimasto lì dove l’abbiamo lasciato. al piano di sotto. nel cuore del centro. anzi. dello spazio. e che sia rimasto come spirito della storia.
quindi.
siccome odio i compleanni.
voglio semplicemente mandare un abbraccio a tutte e tutti voi che mandate avanti questa storia.
chi fa le pulizie, i volantinaggi, il service, i comunicati stampa, le riparazioni, chi apre e chiude le sale, chi sta al bar, chi ci mette la faccia (e anche un po’ il culo…), chi scazza con le agenzie, con i dirigenti della circoscrizione, con le malelingue, chi salda gli xlr, chi si incazza, chi si inorgoglisce…
un abbraccio con dedica per motivi personali e di militanza a rubbè (uno dei primi obiettori al centro), a gianluca (primo demo da noi registrato nello studio del centro su un otto piste a cassetta) e alla new entry marco (che ha registrato il mio primo lp nel 1991).
adesso basta.
ho rotto i coglioni.
appena riparo l’auto passo a trovarvi.
barriera kicks ass.
MICHELE BERSELLI
p.s. ma lo sapete (io l’ho scoperto da poco) che nello slang delle gang di south central 211 vuol dire rapina a mano armata?
Ringraziamo tutti i vecchi e nuovi amici, tutti coloro che sono passati e passeranno da sPAZIO211, tutti i ragazzi che volontariamente impegnano il proprio tempo ed i propri sogni in un bene comune, , tutti i giovani artisti che hanno contribuito ad un patrimonio creativo in continua evoluzione, e tutti quelli che verranno
G R A Z I E
sPAZIO211
via cigna 211
Torino
infoline: 011.19705919
www.spazio211.com
www.myspace.com/spazio211
Gianluca Gozzi lascia sPAZIO211
Un saluto a tutti coloro che leggeranno queste righe che per questa volta non annunciano alcun evento pubblico se non che il sottoscritto Gianluca Gozzi a partire da Settembre lascerà il proprio ruolo alla presidenza di sPAZIO211.
La prima volta che misi piede in via Cigna 211 a Torino era l’inizio degli anni 90.
Sono trascorsi venti anni e quello che chiamavamo allora il “Centro”, un immobile spersonalizzato a ridosso di un parco pubblico abbandonato all’incuria di un amministrazione miope, senza alcuno sponsor alle spalle è diventato sPAZIO211, sede consolidata e riconosciuta del miglior rock indipendente nazionale ed internazionale del terzo millennio.
Dal 2001 ad oggi ho guidato in prima persona sPAZIO211 alimentato dalla passione e dalla temeraria volontà di crescere a dispetto di tutta una serie di avversità congenite, in una periferia difficile, ostica, socialmente ed esteticamente disagiata, privilegiando la qualità, la freschezza e le novità come obiettivo delle scelte per dare ossigeno all’asfissia culturale che fisiologicamente attanaglia la nostra metropoli.
Dieci anni che hanno reso possibile il fatto che un abitante del mondo, nel sentire oggi nominata Torino, pensasse a Barriera di Milano, proprio come fa venire in mente Kreuzberg nel pensare a Berlino o a St-pauli pensando ad Amburgo.
Dieci anni dedicati a nutrire lo spirito ed il rinnovamento del rock indipendente in città, rendendo innegabile l’influenza che ciò ha avuto ed avrà sulle generazioni che seguiranno, incoraggiando i ragazzi ad esprimersi con la musica e con l’arte altra, per uscire dalla ruggine e disperazione che attanaglia le esistenze segnate dal destino sociale dei più.
Dieci anni che fanno di sPAZIO211 uno di quei posti senza i quali la musica nel nostro Paese sarebbe diversa, in peggio, da com’è.
In questo nostro bel Paese pieno di artisti “di professione”, direttori artistici, giornalisti tromboni e faccendieri della cultura che piangono per i tagli alle flebo dei finanziamenti pubblici, ma che ripropongono ogni anno gli stessi cartelloni farciti di amici e conoscenti, gli stessi articoli fotocopia, gli stessi rituali che di “culturale” non hanno più niente ed assomigliano sempre di più alle sagre paesane, all’animazione da villaggio turistico o agli show televisivi, io mi sento fieramente un onesto Artigiano che ha tentato di fare miracoli per non perdere il passo e tirare a campare.
Tra quaranta anni, in pieno futuro post-industriale, post-recessione, post-bellico, post-pandemia quando la musica sarà gratuita e completamente omologata e normalizzata, solo cover di cover di cover, i concerti e festival proibiti se non sotto forma di talent show, quando la parola “concerto” non esisterà più nei dizionari, quelli che oggi sparano sentenze passeranno in auto a luglio in coda in via Cigna, bestemmiando perché in ritardo e consumando litri di prezioso carburante, forse si ricorderanno di cosa è capitato qui in questi dieci anni.
La Politica arriva troppo tardi a comprendere quello che succede nel momento in cui sta succedendo, compromessa in un sistema vizioso dell’apparire anziché essere, del vincere facile stile gratta e vinci che mi ha sempre fatto sentire troppo avanti per tornare indietro e troppo indietro per andare avanti.
Da un lato le kermesse miliardarie aliene non solo alla massa, ma soprattutto a quella fascia di giovani e meno giovani dotati di strumenti culturali e artistici e bisognosi di un terreno sul quale incontrarsi, dall’altro il populistico profluvio di finanziamenti sparsi su tutto il territorio destinati a chi non aveva né gli strumenti culturali né la progettualità di impiegarli fruttuosamente.
Consegno alla storia dieci anni di suoni inauditi ed a volte indigesti, musiche intelligenti e trasversali, musiche conosciute ed amiche, musiche che verranno, canzoni inconfessabili, ritmi improbabili dai Sonic Youth ai Jesus Lizard, dai Wilco agli Shellac, non musica alla moda, non musica per reduci, nè snob, musica per uscire dai soliti giri, scoprire cosa c’è fuori, andare fuori giri, robe nuove, robe strane, robe forti, roba che fa bene, roba per buongustai e per chi sa come vanno le cose e come invece dovrebbero andare.
Suonerà forse retorico ed una sorta di vendita delle indulgenze per accaparrarsi la salvezza ultraterrena, ma sono certo che sPAZIO abbia portato a Torino musiche che diversamente nessuno avrebbe avuto il coraggio di proporre prima (ed anche ora).
Penso che ci siano tre modi di capirne di musica per chi fa questo mio mestiere:
1) mi piace o no
2) quello che delinea tensioni artistiche e sociali importanti
3) quello che funziona e fa tendenza
Il terzo non mi interessa molto e non è mai stata comunque la mia missione.
I primi due si.
Parrebbe però che nel nostro Paese molti pensino di potere mettere assieme il 2 ed il 3, ma quasi sempre arrivano in ritardo su entrambi e quindi alla fine ci si riconduce all’1, spacciandosi con la presunzione di quelli che stanno facendo il 2.
Dopo dieci anni sento la necessità di lasciare ad altri il compito di traghettare sPAZIO verso il prossimo futuro senza vanità ingiustificate, con onestà intellettuale, collaborazione, reciprocità, voglia di sperimentare, e dal mio punto di vista questa è la cosa più importante che deve succedere.
E lo faccio nel momento in cui sPAZIO211 ha raggiunto l’apice che anni fa neppure avremmo potuto immaginare, reduci da una stagione di eccellenza ed un festival che ha superato ogni record di presenze.
Ringrazio tutti coloro che in questi anni anno creduto nel sottoscritto e continuerò comunque a seguire le ultime produzioni già da me fissate a sPAZIO211 fino alla fine dell’anno per mantenere continuità in questo passaggio di consegne, ma Io lascio serenamente il mio ruolo e questo settore, ormai saturo.
Ho fatto tutto quello che dovevo fare perciò silenziosamente come sono arrivato esco e me ne vado.
Come Rocky Marciano, imbattuto.
E non è da tutti.
Buon proseguimento a chi c’è Roberto, Marco, Andrea e ci sarà augurando di esplorare ciò che sarà anziché limitarsi a constatare ciò che già esiste e non dirsi mai “non importa”, perché citando William Blake triturato dai torinesi Movie Star Junkies in una loro song: “Chi desidera ma non agisce alleva solo pestilenza”.
Ciao sPAZIO…ora it’s UP TO YOU.
Gianluca Gozzi.
