The A-Bones is a garage rock band from Brooklyn, New York. Their name was derived from a song by The Trashmen. The band was formed in 1984 by vocalist Billy Miller and his wife, drummer Miriam Linna; the couple had previously been the editors of the pop culture journal Kicks and later launched Norton Records. The New York Times described the band as “dedicated rock revivalists,” noting “The A-Bones include Miriam Linna and Billy Miller, proprietors of Norton Records, which worships rockabilly, 1960s garage and anything having to do with that most cartoonish rock archetype: the juvenile delinquent in a leather jacket.” The band also features Mike Mariconda, Mike Lewis (a founding member of both the Lyres and Yo La Tengo), Bruce Bennett, Marcus “The Carcass” Natale and Lars Espensen, with Miller, Linna, Bennett, Natale and Espensen playing on the bulk of the band’s recordings and for most of the band’s touring life.
‘Serotonin’, il terzo album dei Mystery Jets uscito nel 2010, ha confermato la grandezza di questa band che ha ormai raggiunto un meritatissimo successo a livello planetario.
Europa, America, Asia, Australia…I Mystery sono arrivati ovunque conquistando sempre più fan. Un tour partito lo scorso Ottobre e terminato circa un mese fa con alcune date in Uk in cui hanno registrato spesso il sold-out.
Il terzo album dei Mystery Jets nasce negli Studi di West London con Chris Thomas, il leggendario produttore di ‘For Your Pleasure’ dei Roxy Music, di ‘Anarchy In The UK’ dei Sex Pistols e di ‘Different Class’ dei Pulp , e con il quale i Mystery Jets comprensibilmente sembrano in soggezione: “Lui può sentire cose che nessuno di noi può sentire” dice il chitarrista William Rees. “Ha l’udito migliore di quello di un cane” “E conosce le più belle storie” dichiara il leader Blaine Harrison, “I suoi aneddoti sono incredibili.”
Quando i Mystery Jets sono emersi sembravano una band totalmente diversa da qualsiasi altra. Henry Harrison formò la band con suo figlio e Rees quando quest’ultimo aveva 8 anni – alcuni dei testi erano in latino e il prog rock dei King Crimson e degli Yes influenzarono fortemente l’ album di debutto ‘Making Dens’. “Noi volevamo essere Crimson, Yes, i Floyds e Genesis allo stesso tempo,” dice Blaine, “poi I The Libertines divennero estremamente influenti” aggiunge. “Eravamo un confuso gruppo di ragazzini veramente appassionati”.
Il sound che emerge dallo studio oggi suona molto meno caotico del passato ma non per questo meno innovativo ed originale. Dopo l’album ‘Twenty One’ e I suoi famosissimi singoli ‘Young Love’, ‘Half in love with Elizabeth’, ‘ Two doors down’ , ‘Serotonin’ vede i Mystery Jets attraversare definitivamente nuovi territori musicali. Secondo Blaine si tratta di un album incentrato sul “sogno e l’evasione dalla realtà”.
“Andammo a Berlino chiamandoci The Crystal Wolf Hunters per 6 – 7 concerti in lobbies di hotel e in gallerie d’arte. Non suonammo nessuna vecchia canzone dei Mystery Jets ma solo tracce del nuovo album. Tutto questo è stato liberatorio, la cosa più sana che abbiamo mai fatto.” “I concerti erano completamente senza promozione, c’erano appena le indie crew locali, caricavamo da soli la nostra strumentazione” dice Rees “Non mi sono mai sentito così felice di portarmi dietro il mio amplificatore. Ho addirittura pensato di aver scoperto il mio vero destino: essere un roadie.” “Questo è onestamente quello che avremmo sempre voluto fare, da quando avevamo 7 anni, andare a Berlino come Brian Eno e Bowie”.
Questa esperienza ha permesso alla band di esplorare le nuove canzoni, “Molte volte, registri un disco, vai in tour e il tempo che torni a casa un anno più tardi, le canzoni suonano meglio di quando sono state registrate.”
L’idea di Berlino fu quella di suonare l’album prima della sua registrazione. “Strano modo di fare le cose” potrebbe essere il motto dei Mystery Jets, ma loro sono comprensibilmente estasiati dai risultati.
“Abbiamo deciso di essere noi stessi” dice Blaine, consapevole del fatto che grazie a tutto questo, sono stati totalmente originali e innovativi.
Grinding Halt Concerti in collaborazione con sPAZIO211
presenta
TORO Y MOI
+ Death In Plains
doors: 21:29
ticket: 10 euro
Primo tour italiano per TORO Y MOI, in Italia a fine Maggio per promuovere il nuovo album ‘Underneath the Pine’, pubbicato da Carpark records / Goodfellas.
Il concerto di Toro Y Moi del 29 Maggio 2011, atteso all’Hey Sun! Festival di Padova, è stato spostato allo Spazio211 di Torino per motivi indipendenti dalla volontà di Grinding Halt Concerti. Il resto del tour è invariato.
Special guest del concerto di Torino sarà l’italiano Death In Plains, tra i nomi di punta della scena chill wave europea (http://deathinplains.blogspot.com).
‘Underneath the Pine’ degli americani Toro Y Moi è uno dei titoli dell’anno,
disco fondamentale per capire il futuro della commistione tra pop d’autore ed elettronica.
Chazwick Bundick, in arte Toro Y Moi, è da considerarsi tra i nomi di punta della chill wave, uno dei sottogeneri partoriti ed elaborati nel sempre più fitto e frammentario underground indie statunitense. A conti fatti la musica del nostro è un’alchimia sonora, un miracolo casalingo, che prende in esame le trame dell‘ hip-hop più soulful, intercettando sommesse partiture indie-rock e rievocando l’agile scatto del french-touch. Toro Y Moi ha appena pubblicato il secondo album ‘Underneath the Pine’ per Carpark records, seguito dell’acclamato LP d’esordio ‘Causers of This’ uscito nel corso del 2010. C’è un minore senso di astrazione nel secondo album a nome Toro Y Moi. Dopo il debutto ‘Causers Of This’, ed il relativo sensazionalismo ad esso seguito, Chaz si re-inventa autore, scelta indicativa per questo ragazzo di appena 23 anni. Per sua stessa ammissione gli ultimi mesi sono trascorsi con l’ascolto scientifico di compositori quali Ennio Morricone e François de Roubaix, come se una svolta cinematografica fosse dietro l’angolo. Concepito in 3 lunghe session nella natia Columbia, South Carolina, ‘Underneath the Pine’ è disco di contenuti in cui i brani appaiono più levigati e meno sfuggenti che in passato. Il termine stesso chill wave diviene un simpatico ingombro per l’artista ora di stanza nella creativa Brooklyn, oramai mecca delle sonorità indie hype.
Forgiato dall’ascolto della collezione personale dei suoi genitori e sempre maniacalmente alla ricerca di stimoli inediti, Chaz è la quintessenza del fruitore contemporaneo. Non è un caso che il quadrilatero di partenza per lui sia costituito da Animal Collective, Sonic Youth, J Dilla e Daft Punk. Tutti nomi che nello studio di registrazione hanno trovato un valido alleato. ‘Underneath the Pine’ è un ritorno agli anni ‘80 su una vettura moderna, un viaggio ad ottantotto miglia orarie contro le frontiere spazio temporali del 2011. Chaz Bundick è nato nel 1986 da madre asiatica e padre afro americano, un ragazzo che incarna al 100% il meltin’ pot socio culturale moderno. Musicalmente è un onnivoro capace di mescolare tutti i generi, passando per la wave, il synth pop e l’attitudine do it yourself hardocore tipica della provincia USA. Toro Y Moi è un progetto cresciuto al sole di una nuova scena, prime mover del nuovo movimento chill wave che vede tra i propri alfieri i Washed Out, i Memory Tapes, gli Small Black e i Delorean. Toro Y Moi è tra i nomi su cui puntare per il futuro della corrente indie.
Dal vivo i Toro Y Moi sono una vera e propria band, un trio singolare nel proprio genere che richiama l’immediatezza della wave anni ‘80 e del pop moderno.
Il futuro passa per Chaz Bundik e la sua band, i Toro Y Moi.
doors: 21:59
ticket: UP TO YOU // DECIDI TU IL PREZZO
SATURDAY. may. the 28th.
h 21.59
KICKS UP CLOSING PARTY (the fire)
Spazio 211, Torino
La rock night di Torino si appresta a scaldare nuovamente il pavimento più frequentato della Barriera di Milano.
Ultimo appuntamento di una stagione che ha definitivamente consacrato Kicks Up quale realtà tra le più importanti del clubbing alternativo locale.
Fuggi dal caos cittadino. Non lasciare che l’abitudine si impadronisca delle tue azioni. Il protagonista sei tu.
Crea il tuo sPAZIO, sporcati, getta la maschera, urla.
Un’azione inusuale, apparentemente fine a sè stessa, può migliorare la nostra attitudine che, come fiamma, brucia.
Djs:
THE TASTE (r’n'r, beat, classics )
JOSS TRAIN (rock sixties, psych rock, garage)
FEDE’N'ROLL (indie, new wave, lo.fi)
NEWS!:
Disponibili le nuove t-shirt della serata. 50 capi in edizione limitata interamente pensati e realizzati a Torino.
Non lasciarti scappare il tuo modello, visita il nostro profilo facebook per saperne di più.
“2011 A.D.” New album release party
+ DUEMANOSINISTRA
+ FRANCESCO STABILE
doors: 21:29
ticket: 5 euro – Ingresso + new cd I TRENI ALL’ALBA: 10 euro
- I TRENI ALL’ALBA -
La seconda e nuova produzione discografica de I TRENI ALL’ALBA vedrà la luce il 23 Maggio 2011. La registrazione delle tracce è stata effettuata ad Aosta, presso il “Milhouse recording studio” ad opera del soundengineer, nonchè chitarrista della band, Paolo Carlotto. Il mixaggio e la masterizzazione sono stati infine affidati a Mauro Tavella (fonico live per Linea 77 e Africa Unite), con la collaborazione di Madaski, presso il “Dub The Demon studio” di Luserna S.G. (Torino). La produzione e distribuzione dell’album è stata affidata a INRI (www.inritorino.com) neonata etichetta torinese, gestita e coordinata da Paolo Pavanello e Davide Pavanello (già fondatori dell’agenzia Metatron, nonchè rispettivamente chitarrista e bassista dei Linea77). La band presenterà il nuovo album con un doppio release party, presso Spazio211 (Torino) , il Venerdi 27 Maggio 2011 e ad Aosta ad inizio Giugno 2011.
Dopodichè verrano effettuati una serie di nuovi live presso festival estivi all’aperto e locali indoor, tra Giugno e Agosto 2011, per proseguire poi con ulteriori date da Settembre a Dicembre 2011. I TRENI ALL’ALBA sono: Paolo Carlotto (Chitarra acustica ed elettrica), Sabino Pace (Pianoforte e tastiera), Daniele Pierini (Chitarra acustica ed elettrica), Felice Sciscioli (Batteria).
Stavamo aspettando ancora in questo inizio anno qualcosa che ci riportasse al floridissimo scenario di nuovo surf-rock che negli ultimi tempi ha portato ’sulla cresta’ dell’onda band come Best Coast, Wavves, Real Estate e via dicendo, influenzando anche gli MGMT, facendoli scendere da quella nuvola di elettronica che si erano creati. Gli overdrive settari sul low allentano considerevolmente la tensione, dando spazio ad evoluzioni ‘fuzz-ate, flanger-ate e vibes-ate’, a cavallo tra Surfer Blood e i nuovissimi Big Troubles.
I pezzi si susseguono senza intervalli, e il cantato è grezzo come quello di Nathan Williams, ma c’è molto controllo sul dosaggio dei volumi e sull’impasto vocale, patrimonio acquisito grazie alle lezioni di Born Ruffians e Tokyo Police Club. Ponti sulfurei e carrellate di basso/batteria fanno pensare ad un proseguimento concettuale a quello che è stato The Pains Of Being Pure At Heart, opera prima dell’omonima band, che ha miscelato l’impronta No-Wave di Echo & The Bunnymen e The Jesus And Mary Chain con il suddetto surf, distorto alla Dinosaur Jr. ed innaffiato di calore da teenager degli anni 80.
In attesa del ritorno dei The Pains Of Being Pure At Heart, Cloud Nothings è un ottimo lavoro da ascoltare, mettere in stereo o in cuffia per la city.
Dopo una ventina di minuti emerge la bravura nel richiamo a sonorità conosciute, un drink di punk e ballate 60’s, come quelle che ci propinano i Girls in “Girls” o “Broken Dreams Club”.
La cosa che mi fa più piacere è che il surf dei Cloud Nothings sia lontano da quello indotto e trendy dei TheMorningBenders, i finto nuovi BeachBoys. Gli ultimi pezzi sono ancora più punk dei gruppi ad ispirazione punk sopracitati. La tracce tirate, che dignitosamente riescono a non essere mai paragonabili all’inconsistenza di TheKooks e simili, si protraggono fino alla chiusura, per suggellare un disco breve ed intenso, come i momenti rappresentativi delle giovinezza passata in giro per locali e spiagge a suonare strumenti vintage non curandosi, sprezzanti, del domani.
Questo è stato un anno decisivo per i Fresh & Onlys invitati a suonare All Tomorrow’s Parties, al Primavera Festival di Barcellona e reduci da un lungo tour insieme ai Deerhunter nel Regno Unito oltre che da una miriade di date in giro per gli States. Ora, per coronare l’anno i Fresh & Onlys, pubblicano con la blasonata In The Red Records, Play It Strange terzo album full lenght registrato in poco più di due anni dalla nascita della band dopo gli album precedenti su Woodsist Rec. e Castle Face Rec..Questo nuovo album è anche la prima registrazione effettuata al di fuori dello studio analogico della band. Play It Strange è stato furiosamente registrato e mixato in una settimana da Tim Green (Fucking Champs, Comets On Fire) ai Louder Studios, cogliendo al meglio la muscolarità e l’incisività delle performance live della band. Ne viene fuori un disco di pop scintillante pieno di contaggiose melodie, segnato dalle romantiche liriche del cantante Tim Cohen e dagli incessanti ritmi propulsivi di Shayde Sartin e Kyle Gibson.
Xplosiva, in collaborazione con Dna Dance Department e DNA concerti, presenta Gonjasufi live, sabato 21 maggio 2011 allo sPAZIO211 (Via Cigna 211, Torino)
Biglietto: 15€ intero
Il folle e geniale musicista sciamano Sumach Valentine, in arte Gonjasufi, arriva in Italia per presentare la sua originalissima miscela di psichedelia, hip hop e funk.
Che di mezzo ci fosse qualcosa di un po’ mistico un po’ assurdo lo si capì dalla prima, primissima uscita: un 7 pollici (il formato del vecchio 45 giri) che conteneva un libretto di una ventina di pagine con dentro il suo “libretto di preghiere” (Holidays / Candylane, fine 2009). E quello che arrivò dopo, gli altri singoli e soprattutto l’intero album A Killer & A Sufi (2010), uscito sulla leggendaria label inglese Warp, non fecero che confermare che si aveva a che fare con un personaggio veramente folle.
Folle, ma anche geniale e assai affascinante nello scegliersi i panorami sonori di accompagnamento: Gonjasufi è sì lo strano figuro con la barba che assalta il microfono lanciandosi in ipnotiche derive dove il cantautorato è destrutturazione ed invettiva, ma è anche il leader di un progetto che ha radunato alcune delle migliori menti della nuova generazione di beatmaker californiani, a partire da Flying Lotus, Gaslamp Killer e Mainframe, e che successivamente ha chiamato a raccolta per una versione alternativa del suo lp d’esordio nomi nobili dell’elettronica più intelligente quali Mark Pritchard, Braodcast, Bibio, Oneohtrix Point Ne! ver (nel bellissimo The Caliph’s Tea Party, uscito a fine 2010).
Dal vivo Sumach Valentine – questo il suo nome all’anagrafe – è una presenza scenica particolarissima. Finora in Italia si era esibito solo nell’edizione 2010 del festival romano Dissonanze, diventando subito beniamino degli spettatori ma anche degli altri musicisti presenti al festival (la maglietta con la sua effige è un must…). Ora ha alzato ancora di più l’asticella della sfida artistica: sempre più sicuro dei suoi mezzi, torna nel nostro paese con una vera e propria band, per tradurre in modo ancora più complesso e straniante le sue intuizioni mistico-sonore, dove hip hop e funk digitale incontrano la musica devozionale o le allucinazioni da deserto californiano.
doors: 21:29
ticket: 10 euro e dopo il live UP TO YOU
LOSER è lieta di annunciare GOLD PANDA per il party di chiusura della seconda stagione della cult night torinese a Spazio 211, che si terrà eccezionalmente venerdì 20 maggio.
L’annuncio di questo act vuole essere l’ennesima e definitiva conferma della assoluta ecletticità della nostra direzione artistica, che non ha mai voluto e mai vorrà relegarsi a un unico genere.
Si va della disco di LIQUID LIQUID nel piccolo Velvet di San Salvario (100 persone di capienza sottoterra) il 16 aprile, all’Indie Shoegaze dei Crocodiles previsti per il 2 dello stesso mese. Senza dimenticarci che in precedenza fu proprio LOSER a portare MOUNT KIMBIE per la prima volta in Italia, nonchè mezzo roster della Italians Do It better o le pietre miliari THE SLITS, solo per citare alcune tra le feste più significative.
Loser è molto più di una club night. E’ un modo di porsi nei confronti di quella che è la musica nel 2011.
Non prediligiamo nessun genere musicale, ma bensì consideriamo solo chi fa buoni dischi.
Come potevate pensare che ci saremmo lasciati scappare uno come Gold Panda?
- GOLD PANDA -
Derwin Panda è un ragazzo di 28 anni proveniente dai sobborghi londinesi. E’ balzato agli onori della cronaca con il nome di Gold Panda, inizialmente per aver realizzato azzeccati remix a gruppi del calibro di Caribou, HEALTH, Telepathe e Bloc Party. Dopo essersi autoprodotto l’EP Before e diversi singoli durante tutto il 2009 (uno di questi, Quitters Raga, è stato citato tra le 100 migliori canzoni del 2009 dal celebre webzine Pitchfork) firma per la casa discografica indipendente Ghostly International, che nel settembre 2010 licenzia il suo primo album. La musica di Gold Panda è un glo-fi accattivante, caratterizzato da un tappeto sonoro pregno di richiami a suoni esotici e orientaleggianti, frutto della grande passione che l’artista nutre per il Giappone, paese in cui ha vissuto per oltre un anno dopo aver intrapreso all’Università Londra un corso in Studi Orientali e Africani.
“In un mondo parallelo John Dwyer, frontman di Thee Oh Sees, sarebbe figlio di Courtney Love e Richard ‘Handsome Dick’ Manitoba, in seguito sicuramente verrebbe adottato dai Beach Boys a subirsi enormi dosi di “Good Vibrations per poi trovare fissa dimora nel tempio dei Sonics. Iniziò a suonare la chitarra in gruppi prevalentemente noise-rock, fin quando ,illuminato in un raro momento di razionalità, formò Thee Oh Sees, e questa è realtà. La band negli ultimi sei anni ha pubblicato la bellezza di sette album, una sorta di assuefazione verso la musica li accomuna a Anton Newcombe, entrambi, inoltre, si ispirano fortemente al decennio dei sixties, The Oh Sees sono strettamente influenzati da un garage-rock potente e distorto. Guardando alle uscite precedenti si può dire che dopo un interminabile processo di crescità la band è arrivata al suono finale, quello che andavano inseguendo già da un bel po’: un rock sbilenco, un mix di riff ciondolanti alla Beach Boys che si sparpagliano su enormi tessiture di suono spesso, potente e al limite dell’ostentazione; le percussioni stabiliscono il ritmo quasi con prepotenze e le voci di John e di Brigid Dawson si rincorrono in interminabili duetti. La band non si dirige in territori sconosciuti, piuttosto riesce a trovare le strade giuste per mixare un collage di suoni dall’aria familiare e riproporli con la giusta dose di personalità, senza mai avventurarsi in artifici gotici, anzi rimanendo incollata all’anima di un insano garage rock. John Dwyer è una capsula fuori di testa, una specie di Einstein in preda alla pazzia che riesce a racchiudere in un’unica formula il meglio del psych-pop di tutti i tempi, ‘’Help’’ sarebbe stato l’album che avrebbe ascoltato un Freud impazzito mentre testava su se stesso la cocaina, convinto di trarne benefici. Basta prendere il minuto abbondante di “The Turn Around’’, riff sbilenchi, bombe che eplodono, voce metallica, a servire un biglietto da visita estremo e ristretto capace di farti capire subito a cosa ci troviamo davanti. Nella scaletta spiccano brani quali l’apripista “Enemy Destruct’’, o il riff iniziale di “Ruby Go Home’’, sul quale le ginocchia ciondolanti di Elvis non sdegnerebbero prima di essere tranciate da chitarre deliranti e altrettanto pesanti. Oltre ci si trova ad affrontare la sfrenata ‘’I Can’t Get No’’ o la possente ‘’Destroyed Forest Reappers’’, ma tutto il cd rimane comunque ad alti livelli in ogni momento, senza mai deludere, questo disco è indispensabile per coloro che amano il garage-rock; peccato che sia passato un po’ in sordina. “
“Thee Oh Sees incorporate the oft-referenced Nuggets stuff in a way that feels reverential. With grinding guitars and bah-bah-bah vocals, but with the punk and new-wave elements also at play, they don’t feel trite or plagiarized. This is like meat and potatoes prepared by a master chef–totally familiar but utterly delicious.” –Pitchfork
“John Dwyer appears to have been born into one of the Faraday cages built by scientist Michael Faraday in the 1800s to make machinery impervious to electromagnetic radiation. In short, he’s built Thee Oh Sees into a Teflon coated vessel that spews out countless records at a furious clip and plays live with such intensity that it feels like the band members have noticed the Doomsday Clock is about to strike midnight.” – Drowned in Sound
“Dwyer is a square-jawed, tattooed ambassador for elegant hedonists everywhere. His music is raw, elemental rock, but his personal style is crafty and split-second fast.” –The New Yorker
Small but perfectly formed, built to r-esist, sPAZIO211 has big balls, a very loud P.A. and bags of charisma. It's probably famous for playing host to little-known cool US and next big sensation european bands and theres all manner of obscure indie music to numb your ears most nights of the week expecially on Saturday nite. sPAZIO211 rawk the house since 2003 w/ the hot sPAZIALE festival and many more acts...STAY WILD