|THU, 25 May|
SUUNS

TOdays festival è lieto di presentare:

SUUNS

- DATA UNICA ITALIANA -

GIOVEDI 25 MAGGIO 2017

sPAZIO211 via Cigna 211, Torino
apertura porte ore 21:29
ticket € 15 + DP
Prevendite: http://toptix1.mioticket.it/Spazio211

Evento Facebook: SUUNS in data unica italiana a sPAZIO211 / Torino

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Prodotto da John Congleton (St Vincent, The War On Drugs, Sleater-Kinney), il terzo album in studio della band canadese di Montreal è un lavoro enigmatico: le 11 tracce contenute sono psichedeliche, elettroniche e al tempo stesso austere, sensuali e fredde, sempre conservando un perfetto equilibrio e controllo. 

Fin dall’inizio, i Suuns hanno cercato di fare le cose diversamente. La band nasce nell’estate del 2006 quando il cantante/chitarrista Ben Shemie e il chitarrista/bassista Joe Yarmush iniziano a scrivere le prime canzoni. Al duo si aggiunse ben presto il batterista Liam O’Neill ed il bassista/tastierista Max Henry.

Nel 2010 la band entra ai Breakglass Studios con Jace Lasek di Lakes co-producing and engineering, dove registrano il loro primo vero album. Il gruppo voleva creare qualcosa che non fosse etichettato come semplice indie rock. “Jace ha avuto sicuramente un ruolo fondamentale nell’aver portato alla luce il grande sound della band, essendo aperto e disponibile a qualsiasi idea avessimo” spiega Ben.

Il risultato è Zeroes QC, un caldo ma oscuro propulsivo mix di pop, post-punk e rock sperimentale – quello che consente al gruppo di mutare forma musicalmente senza perdere il senso di tensione e disagio che attraversa il disco. Impressionante, è però, come i Suuns si sforzino di scolpire memorabili canzoni pop da blocchi sperimentali, usando frequentemente il rumore e lo spazio come spunti reali.

Il loro album di debutto Images Du Futur nasce durante le proteste studentesche del Quebec. Ciò che Ben Shemie chiama “un clima di entusiasmo, di speranza e frustrazione,” i Suuns hanno cercato di renderlo e diffonderlo con questo album.

Quando a Maggio 2015 la band si mise a pensare al nuovo lavoro capì che doveva cercare un nuovo approccio alla musica. La band decise quindi di spostarsi a Dallas, in Texas, per lavorare con il produttore John Congleton (St Vincent, The War On Drugs, Sleater-Kinney). Tre intere ed intense settimane di lavoro, nelle quali i quattro hanno prodotto Hold/Still.

Il risultato è senza dubbio il lavoro che più rispecchia la band: nell’album si sente il suono di un band che lavora in completa sincronia, una musica libera da ogni vincolo di genere o tradizione.

In tour negli ultimi due anni la band ha visitato molti paesi, spingendosi fino in Messico, Marocco, Beirut, Taiwan e Istanbul, e stretto nuove collaborazioni, come quella con l’amico Radwan Moumneh del progetto multimediale Jerusalem In My Heart, con il quale lo scorso anno hanno pubblicato il disco “Suuns & Gerusalemme In My Heart”.

In breve, le cose buone accadono quando ci si avventura al di fuori della nostra zona di comfort – una verità che si potrebbe applicare allo stesso Hold/Still: un album che deriva il suo potere da strani ed estremi accostamenti che portano la musica rock su un nuovo e inesplorato percorso.

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